Recensioni

Gheri, apparentemente lirico nelle opalescenze dei grigi, dei rosa, degli azzurri, si tuffa diritto nel profondo ed è là, in quell’alveo segreto, che il suo segno comincia a scorrere. Crepita, rimbalza, scava a strappi e sussulti frequenti, inquieto alla ricerca di un archetipo, una traccia.xsito

Ma negli strati a velo che la pittura talvolta appena distende, talaltra addensa guidata dal bisogno dell’armonia, scattano in verticale piccole molle nervose che sprigionano sottili lame di energia, grumi di fuoco, voragini improvvise.

Agglomerazioni, masse, espansioni e ancora i labirinti, questi più netti, graficamente definiti, appaiono come stati d’animo sottesi da intuizioni, idee e suggestioni. E’ la volontà di credere a un senso e di capire, è la motivata fiducia dell’uomo che controlla il segno e volutamente lo flette.

L’attimo diventa eternità, lo spazio si restringe alla microzona e ritrova la propria concretezza, la sua dimensione reale.

Non è per pura necessità estetica che Gheri sceglie le carte, prepara con meticolosità i fondi e compone i colori come un artigiano antico. La ricerca dei materiali fa parte della ricerca, quella di un uomo d’oggi che si mette in gioco e riparte dalla manualità.

Guardiamo queste immagini e veniamo spinti nei labirinti delle probabilità, cercando nell’instabile l’equilibrio e l’armonia che non siano antitetici alla fantasia e ai giochi dell’immaginazione.

Nell’apparente nonsenso troviamo una ragione d’essere e un’ infinita voglia di scoprire.

                                                                             Lisa Belotti